Eredivisie: La stagione 1988-89


Il leit-motiv del campionato olandese, quest’anno più che mai, era: come ricondurre l’egemonia del PSV Eindhoven entro limiti accettabili, in modo da restituire un minimo di suspense alla Eredivisie? Sarebbe stata impresa difficile, per non dire impossibile: il previsto esodo di giocatori verso l’Italia non c’era stato. Il presidente del PSV Eindhoven aveva tenuto fede al suo programma: squadra vincente non si cambia, anche a costo di rifiutare offerte da capogiro. Così la squadra del Brabante si era concessa l’incredibile lusso (per l’Olanda) di non ricevere gli emissari del Napoli, neppure per una udienza preliminare, tanto che Luciano Moggi, all’ultimissimo momento aveva dirottato i suoi milioni sulla Spagna e sul brasiliano Alemão; per Gerald Vanenburg nulla da fare. Un “gran rifiuto”, quello del PSV Eindhoven, che andava ovviamente rapportato alle cifre storiche sborsate da una squadra olandese per l’acquisto di un giocatore. Si pensi che il primato, recente, era detenuto dall’Ajax Amsterdam, che aveva sborsato 2,8 milioni di fiorini per aggiudicarsi lo svedese Stefan Pettersson. La squadra più forte d’Europa, dunque, non solo non aveva ceduto nessuna delle sue pedine chiave, ma aveva incamerato due dei giocatori più interessanti disponibili sul mercato delle “provinciali”: prima di tutto Juul Ellerman, mezz’ala sinistra, acquistato dallo Sparta Rotterdam, giocatore veloce, tecnico, e per di più fortissimo colpitore di testa. Un complemento ideale per Gerald Vanenburg, che sulla destra avrebbe dovuto continuare a gettare scompiglio nelle aree avversarie. Il secondo provinciale d’assalto fresco di PSV Eindhoven era Krüzen, ventiquattrenne centrocampista del FC Den Bosch, raccordo ideale tra difesa e centrocampo: avrebbe dovuto, nei piani di Guus Hiddink, costituire il prolungamento ideale del lavoro svolto dal pilastro della difesa, Ronald Koeman. Il terzo acquisto del PSV Eindhoven era Valckx, mezz’ala sinistra, acquistata dal VVV Venlo. Grazie a questi tre la squadra della Philips risolveva l’unico mini problema che aveva: la mancanza di una panchina “europea”, soprattutto ora che il norvegese Halvår Thoresen ed il danese Frank Arnesen erano stati mandati a casa con tanti ringraziamenti. La formula sarebbe rimasta quindi quella dell’anno passato: una squadra non più di giovanissimi, ma incentrata su un nucleo di giocatori in grado di dare il massimo per almeno tre o quattro anni, capace, quindi, di consolidare una vera e propria egemonia calcistica europea.

Per quanto riguardava gli eterni rivali dell’Ajax Amsterdam, nel giro di pochi mesi avevano perso il loro allenatore più carismatico (dopo Rinus Michels si intende), Johan Cruijff, andato in Spagna a cercare fortuna, nonché le sue tre pedine più importanti: Frank Rijkaard, Marco van Basten e Johnny Bosman. Inoltre il neo allenatore, Kurt Linder, era figura contestata dai tifosi, non certo entusiasti per le scelte della panchina. In compenso la campagna acquisti dell’Ajax Amsterdam era stata consistente: la nuova punta di diamante era lo svedese Stefan Pettersson, acquistato dall’IFK Götebörg su consiglio di Lars Larsson. Anche se costui era la punta più quotata sul mercato svedese, si potevano nutrire seri dubbi sulle sue capacità nel far dimenticare ai tifosi Marco van Basten e Johnny Bosman, ceduto al Malines KV. Gli altri acquisti dell’Ajax Amsterdam erano stati orchestrati in modo da rinforzare il reparto più debole della squadra, la difesa: Verdekker, acquistato dal FC Twente Enschede e Verkujl, proveniente dal FC Groningen, erano due difensori di provata routine, ma nulla più.

La terza ex grande del campionato olandese, il Feyenoord Rotterdam, aveva subito un face-lift completo: nuovo l’allenatore, Rob Jacobs, proveniente dal FC Groningen, nuovo il direttore tecnico, Hans Kraay (ex PSV Eindhoven), che era riuscito con poco meno di due milioni complessivi a rinnovare i sette undicesimi della squadra, racimolando giocatori per lo più non giovanissimi, ma di sicura esperienza internazionale: da Johnny Metgod (Tottenham Hotspurs) a Wlodzimierz Smolarek (Eintracht Frankfurt), il polacco tuttocampo, il grande “vecchio” di una Polonia ormai lontana. Dal Nîmes era stato acquistato Lokhoff (per l’attacco), mentre il centrocampo era stato infoltito con Ruud van Geel (Roda JC Kerkrade) e Nortan (AZ Alkmaar), che avrebbero dovuto far scordare ai tifosi i guizzi di Mario Been.

Il primo turno di campionato metteva subito di fronte il Feyenoord Rotterdam ai campioni del PSV Eindhoven e la gara terminava 2–2. La vittoria dell’Olanda ai Campionati Europei, secondo le intenzioni di molti, avrebbe dovuto dare slancio all’affluenza negli stadi. Nella prima giornata le presenze complessive erano state 93.000 e le gare disputate nove. La media si abbassava ulteriormente se si teneva conto che ben 45.000 spettatori erano sulle gradinate del de Kuip per assistere al big match di Rotterdam. L’Ajax Amsterdam partiva malissimo in campionato. Con 2 sconfitte in quattro gare, 2–1 a Sittard e 4–1 a Zwolle, la squadra di Amsterdam infilava la peggior partenza dell’ultimo quarto di secolo. I guai, tuttavia, non restavano circoscritti alla Eredivisie: i lancieri venivano travolti in Coppa UEFA nella gara di andata dallo Sporting Lisboa per 4–2. A questo punto scattava il licenziamento di Kurt Linder che, oltre ad essere stato l’esonero più veloce di tutti i tempi, veniva chiesto dagli stessi giocatori stanchi dell’autorità del trainer. Al suo posto subentravano “Spitz” Kohn ed il giovane Louis van Gaal, allenatore delle squadre giovanili.

Dopo sei gare il PSV Eindhoven era già al comando e sembrava che l’alternativa agli uomini di Guus Hiddink, quest’anno, fosse il Feyenoord Rotterdam, trascinato da due “vecchi” del calcio olandese: Johnny Metgod ed Ernie Brandts. Infatti, i biancorossi entravano in piena crisi e nel giro di tre giorni subivano due sconfitte pesanti: la prima sul campo del neopromosso RKC Waalwijk per 3–1 e poi a Zwolle, contro il PEC, per 4–1, ritrovandosi invischiati nella zona calda della classifica. Dopo la sconfitta interna in Coppa UEFA, contro lo Sporting Lisboa, nella gara che costa l’eliminazione al primo turno, l’Ajax Amsterdam, per uno scherzo del calendario, si trova ad affrontare il PSV Eindhoven. Quando tutto sembra ormai irrimediabilmente perso ecco che i biancorossi si ritrovano e rifilano un 2–0 ai primi della classe.
La sorpresa di questo inizio stagione si chiama FC Twente Enschede, che dopo dieci giornate si ritrova imbattuta: un 7–1 rifilato al neopromosso RKC Waalwijk (poker di Balm, doppietta di Keur e gol di Nijenhuis) faceva si che restasse in scia del PSV Eindhoven, vincitore al “Castello” di Rotterdam, con lo Sparta, grazie a un gol dell’ex Juul Ellerman e ad un acuto di Ronald Koeman. Gli uomini di Guus Hiddink, dopo essere stati esentati dal primo turno della Coppa dei Campioni, esordivano con un clamoroso 5–0 ai danni del Porto, realizzando quattro reti nel giro di tredici minuti a cavallo dei due tempi. Alla fine di ottobre si infiammava il mercato: al Feyenoord Rotterdam arrivava Peter Houtman, di ritorno dal Portogallo, giusto in tempo per rifilare tre delle cinque reti (le altre due di Wlodzimierz Smolarek) con cui gli uomini di Jacobs travolgevano il Willem II Tilburg. Ad Eindhoven, esattamente al 57’ di PSV Eindhoven–FC Twente Enschede, faceva il suo esordio il brasiliano Romario; brutta gara la sua, nonostante i padroni di casa si imponessero con un rotondo 3–0 (Ellerman e doppietta di Koeman) interrompendo l’imbattibilità del FC Twente Enschede che durava da dieci giornate. Il tredicesimo turno mandava in campo, al de Kuip, lo scontro che fino a cinque-sei anni prima risultava decisivo per l’assegnazione del titolo: Feyenoord Rotterdam – Ajax Amsterdam. Oggi questo incontro era divenuto un match normalissimo. Nel primo tempo gli ospiti giocavano meglio dei padroni di casa senza riuscire a sfondare. Nella ripresa, l’uno-due, nel giro di tredici minuti, era firmato da due giovanissimi: Dennis Bergkamp (ventenne) al 58’ e Brian Roy (diciotto anni per lui) al 71’. Su rigore, di van Geel, la rete della bandiera del Feyenoord Rotterdam. Al Philips Stadion si svegliava Romario, che con tre gol, schianta il povero RKC Waalwijk per 5–2 (di Ellerman e Koeman le altre reti) ipotecando lo scettro di capocannoniere.

L’11 dicembre 1988, a Tokio, andava in scena la finale di Coppa Intercontinentale tra il Nacional Montevideo ed il PSV Eindhoven. La gara si decideva ai rigori, come la finale di Coppa dei Campioni, ma questa volta ad avere la peggio erano i campioni d’Europa. Colpiti a freddo dopo soli 7 minuti da Ostolaza, grazie ad uno svarione di van Breukelen, gli olandesi erano apparsi a lungo incapaci di organizzare una reazione. I campioni d’Europa entravano in partita solo dopo l’intervallo, con lo spostamento in avanti di Ronald Koeman e poi con l’inserimento di Hans Gillhaus al posto di uno spento Gerald Vanenburg. C’era voluto comunque un errore di Seré, su una lunghissima rimessa laterale di Eric Gerets, perché Romario trovasse il pareggio al 75’. A questo punto era il PSV Eindhoven, più fresco atleticamente, a dare l’impressione di poter chiudere il conto prima dei rigori. Li aiutava l’arbitro colombiano Palacios che concedeva un dubbio rigore per fallo su Hans Gillhaus. Ronald Koeman al 110’ realizzava il 2–1. Ad un minuto dal termine l’ultimo colpo di scena: su un calcio d’angolo discutibile, van Breukelen confermava di essere in cattiva giornata con un’altra uscita fuori tempo. Ad approfittarne era ancora Ostolaza che rimandava tutto ai rigori, assicurandosi l’automobile in palio quale miglior giocatore del match. Dagli 11 metri Sören Lerby si apprestava, sul 3–2 a calciare il rigore che avrebbe permesso al PSV Eindhoven di sedersi sul trono del mondo, ma il biondo centrocampista danese colpiva la traversa. Toccava poi al Nacional Montevideo sbagliare un match point dopo che Eric Gerets si era fatto parare un rigore; Pintos per non essere da meno di Lerby colpiva la traversa. Il diciannovesimo tiro dal dischetto era fatale per il PSV Eindhoven: van Aerle si faceva parare il rigore da Seré e Gomez regalava la coppa ai suoi.

Al giro di boa il PSV Eindhoven aveva solo 3 punti di vantaggio sull’Ajax Amsterdam, che essendo fuori dalle coppe europee, poteva concentrarsi solo sul campionato. Alla diciottesima giornata PSV Eindhoven–Feyenoord Rotterdam agli onori della cronaca, fuori e dentro al campo. Il sabato notte, nell’immediata vigilia della partita di cartello della giornata, scontri durissimi tra le opposte tifoserie: negozi distrutti, automobili date alle fiamme e così via. Sugli spalti, stessa musica: la battaglia del giorno avanti era ripresa poco prima del fischio d’inizio e, al termine, gli arresti risultavano trentacinque. Il match rispecchiava l’andamento della giornata: un espulso nelle file del Feyenoord Rotterdam, gioco assai pesante su entrambi i fronti, con un solo acuto da registrare sul fronte del calcio giocato: quello del brasiliano Romario, sempre più in forma, che andava a segno cinque minuti prima del fischio finale permettendo ai suoi di mantenere tre punti di vantaggio sull’Ajax Amsterdam, vincitore per 2–0 sul Fortuna Sittard con doppietta dello svedese Stefan Pettersson.
Il PSV Eindhoven, dopo aver perso la Coppa Intercontinentale, concedeva il bis con il Malines KV nella doppia finale della Supercoppa Europea. Il 1 febbraio 1989, in Belgio, gli olandesi subivano un rotondo 3–0 grazie ad un uno-due micidiale firmato da Johnny Bosman e Pascal de Wilde al 17’ e 18’ del primo tempo. Era ancora l’olandese, ex Ajax Amsterdam, a realizzare il terzo gol al 50’. Al Philips Stadion non bastava il gol di Hans Gillhaus a dodici minuti dalla fine. Tre giorni dopo, privo di ben sette titolari (tra cui van Breukelen, Lerby e Kieft) il PSV Eindhoven non andava oltre il pareggio con il Volendam.
In Coppa dei Campioni, dall’urna di Ginevra, usciva ancora una volta il Real Madrid quale avversario del PSV Eindhoven. Stavolta l’andata era al Philips Stadion: in chiusura di primo tempo Emilio Butragueño (dopo un gol annullato da un grande Agnolin ad Hugo Sanchez) portava in vantaggio le merengues allenati da Leo Beenhakker. Ma dopo otto minuti del secondo tempo, Romario riequilibrava il risultato. In campionato gli uomini di Guus Hiddink tentavano l’allungo approfittando delle difficoltà dell’Ajax Amsterdam. Un perentorio 7–0 al Willem II Tilburg: erano tre doppiette, di Romario, Juul Ellerman e Ronald Koeman, insieme ad un gol di Hans Gillhaus a fissare il risultato. I lancieri, dal canto loro, pareggiavano tre gare su quattro contro il PEC Zwolle, il FC Twente Enschede ed il Roda JC Kerkrade, perdendo nel frattempo in casa dello Sparta Rotterdam.
A Madrid, nella gara di ritorno dei quarti di finale, i Campioni d’Europa venivano eliminati alla fine di una gara decisa ai tempi supplementari. Dopo settantadue minuti il Real Madrid passava in vantaggio grazie ad un rigore trasformato dal solito Hugo Sanchez. Quando la gara sembrava compromessa ecco Romario che, a sei minuti dal termine, pareggiava, mandando tutti ai tempi supplementari. Era un gol di Rafael Martin Vazquez alla fine del primo tempo supplementare a decretare l’eliminazione del PSV Eindhoven. La squadra della Philips, partita per vincere tutte e tre le coppe internazionali, si ritrovava a bocca asciutta con il rischio che l’ennesima batosta europea potesse riverberare i suoi effetti sia in campionato sia dal punto di vista finanziario.
Il PSV Eindhoven manteneva la freddezza necessaria e concludeva il torneo con tre punti di vantaggio sull’Ajax Amsterdam conquistando il suo nono titolo, il quarto consecutivo. Mai nessuna squadra nella Eredivisie era riuscita a conquistare quattro titoli consecutivi. Bisognava risalire ai primi del ‘900 quando l’impresa riuscì all’HVV Den Haag. Grande merito per la vittoria finale andava riconosciuto a Romario, attaccante brasiliano arrivato a stagione in corso. Nonostante avesse saltato le prime undici gare e dopo un pessimo esordio, il piccolo attaccante carioca riusciva a conquistare il titolo di capocannoniere con 19 centri. L’Ajax Amsterdam chiudeva ancora una volta al secondo posto, mentre il Feyenoord Rotterdam cedeva la terza piazza a favore del FC Twente Enschede all’ultima giornata, facendosi sconfiggere dal Roda JC Kerkrade. Il PSV Eindhoven aveva le forze per conquistare anche la sesta Coppa d’Olanda a spese del FC Groningen.

Pos
Classifica
P
G
V
N
P
GF
GS
1
PSV Eindhoven
53
34
24
5
5
78
31
2
Ajax Amsterdam
50
34
22
6
6
74
32
3
FC Twente Enschede
40
34
11
18
5
47
25
4
Feyenoord Rotterdam
40
34
15
10
9
66
52
5
Roda JC Kerkrade
38
34
13
12
9
51
38
6
FC Groningen
36
34
14
8
12
62
51
7
BVV Den Bosch
36
34
15
6
13
48
53
8
Fortuna Sittard
34
34
11
12
11
40
37
9
FC Volendam
33
34
13
7
14
42
51
10
Haarlem
33
34
11
11
12
37
50
11
RKC Waalwijk
31
34
11
9
14
53
61
12
Sparta Rotterdam
30
34
9
12
13
42
49
13
FC Utrecht
29
34
11
7
16
49
57
14
MVV Maastricht
29
34
10
9
15
41
58
15
Willem II Tilburg
27
34
8
11
15
50
68
16
PEC Zwolle
25
34
8
9
17
48
70
17
VVV Venlo
24
34
5
14
15
40
62
18
Veendam
24
34
8
8
18
37
60


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