Eredivisie: La stagione 1987-88



Il campionato olandese ripartiva con il PSV Eindhoven che, malgrado i trasferimenti di Ruud Gullit al Milan, Renè van der Gijp al Neuchatệl Xamax e Jurne Koolhof al FC Groningen, appariva ancora la squadra da battere. Perso Gullit, il PSV Eindhoven lo aveva sostituito con Wim Kieft, rientrato in patria al termine del suo soggiorno italiano; poi, siccome l’appetito vien mangiando, grazie ai soldi ricevuti da Berlusconi, con un milione di euro aveva prelevato, dal Monaco AS, Sören Lerby. L’acquisto più importante, ad ogni modo, appariva quello del ventitreenne Hans Gillhaus, punta del FC Den Bosch che avrebbe dovuto giocare in linea col l’ex torinista e formare con lui una coppia d’attacco di forza devastante, almeno sulla carta. Anche la difesa appariva pronta per l’Europa con il ritorno di Berry van Aerle, parcheggiato per un anno in Belgio presso l’Anversa. Le incognite della squadra campione d’Olanda non riguardavano certo il parco giocatori, ma semmai la mancanza di uno stile, di una scuola; al PSV Eindhoven, insomma, non avevano ancora, per nutrire ambizioni europee, la firma di un allenatore: sfumato per un soffio il colpaccio con Rinus Michels (la Federazione Olandese voleva mezzo milione di euro per riscattare il contratto del tecnico degli Oranje) i campioni dovettero accontentarsi di Guus Hiddink, figura cui non si poteva certo attribuire un eccesso di carisma, malgrado la conquista dello scudetto.

Completamente diversa la situazione all’Ajax Amsterdam che di carisma ne aveva da vendere e che quest’anno aveva optato per la formula, cara a Johan Cruijff, del cocktail di giovanissime speranze e di stagionatissimi veterani. L’Ajax Amsterdam del prossimo campionato sarebbe stata quindi una squadra anomala, in cui sarebbe mancato, per così dire, la fascia di età intermedia. Una vera legione di veterani avrebbe vestito infatti la maglia biancorossa, primo fra tutti Frank Stapleton, irlandese ex Manchester United, acquistato per una manciata di euro, seguito da due vecchie glorie del calcio danese come Soren Busk (roccioso difensore trentaquattrenne acquistato dal Monaco AS) e Jan Sorensen, 32 anni, acquistato per la modica cifra di 125.000 euro dall’Excelsior Rotterdam, impantanatosi nel purgatorio della serie B. L’acquisto per molti versi più importante era quello di Henme Meyer, 25 anni attaccante del Roda JC Kerkrade, sul quale Johan Cruijff puntava le sue carte per non far rimpiangere ai tifosi Marco van Basten. Anche l’Ajax Amsterdam, dunque, appariva decisamente rinforzato rispetto alla stagione scorsa e, a differenza del PSV Eindhoven, poteva contare su una legione di ragazzini, uno più interessante dell’altro: dal diciottenne attaccante Dennis Bergkamp a Frank Veerlat, un giovanissimo difensore il cui debutto risaliva alla finale di Coppa delle Coppe giocata ad Atene. Senza contare i vari Johnny Bosman, Rob Witschge e Aaron Winter, “verdi” talenti di sicuro livello europeo. A questo punto non restava che sottolineare il divario, non ancora colmato tra PSV Eindhoven ed Ajax Amsterdam da un lato e Roda JC Kerkrade, VVV Venlo, FC Utrecht dall’altro, col Feyenoord Rotterdam che ormai non sembrava più in grado di chiudere, come una volta, il triumvirato con PSV Eindhoven e Ajax Amsterdam.
Alla terza giornata di campionato si capiva subito che aria tirasse, in quanto il PSV Eindhoven stabiliva due record: mai in questa stagione, infatti, nessuna squadra aveva realizzato nove gol in una singola gara (tripletta di Kieft al 55’, 83’ e 89’, Gillhaus al 21’ e 59’, Lerby al 45’ e 67’, Koeman al 31’ e Arnesen al 40’, il tutto al povero FC Utrecht) ed inoltre era rimasta imbattuta nel proprio campo per 67 gare consecutive. Due settimane dopo andava in scena il primo big match della stagione; al Philips Stadion il PSV Eindhoven dominava l’Ajax Amsterdam e la travolgeva per 4–2 con una doppietta di Arnesen (5’ e 66’), Gillhaus (12’) e autorete di Rijkaard (60’), mentre per i biancorossi di Amsterdam segnavano Meyer (20’) e lo stesso Rijkaard (74’). La sorpresa veniva da Rotterdam, sponda Sparta, dove il centravanti Juul Ellerman con sette gol in cinque gare teneva i suoi al comando della classifica. L’Ajax Amsterdam accusava il colpo di Eindhoven e perdeva malamente a Utrecht, mentre il PSV Eindhoven, con una media di cinque reti a partita, si portava al comando. Gli uomini di Guus Hiddink rifilavano tre reti anche al Feyenoord Rotterdam inanellando l’ottava vittoria consecutiva.

Ad Amsterdam scoppiava il caso Frank Rijkaard; la rottura con Johan Cruijff, giunta al termine di una lunga serie di dispetti reciproci, era definitiva e il giocatore affermava: “sino a quando ci sarà quest’allenatore, io non giocherò più”. Un pre accordo galeotto con i rivali del PSV Eindhoven (primavera 1986) diede il preallarme; una poco condivisa (da Johan Cruijff) gita di lavoro a Milano (partecipazione alla Coppa delle Stelle giocata a San Siro nel giugno 1987) fece il resto, poi, dopo alcune settimane, il clamoroso epilogo finale. Frank Rijkaard terminava la stagione in Spagna, con il Real Zaragoza, per poi passare nelle fila del Milan. Intanto il campionato proseguiva e il PSV Eindhoven chiudeva il girone di andata con un’incredibile serie di tredici vittorie consecutive e ben 16 gare vinte su 17. L’unica cosa che preoccupava i biancorossi era il ginocchio destro di Sören Lerby; con il danese non al meglio tutto il gioco della squadra ne risentiva.

Nel frattempo l’Ajax Amsterdam veniva sconfitta per 1–0, sia in casa che fuori dal FC Porto, nella finale della Supercoppa Europea. Ad ogni modo sia l’Ajax Amsterdam che il PSV Eindhoven raggiungevano i quarti di finale rispettivamente in Coppa delle Coppe e in Coppa dei Campioni. La diciottesima giornata sarebbe passata inosservata se non ci fosse stata l’interruzione della serie di vittorie del PSV Eindhoven: 2–2 in casa con il FC Twente Enschede. Si arrivava così alla resa dei conti quando il PSV Eindhoven era di scena al De Meer di Amsterdam. Partita virtualmente senza storia, ma con un fuori programma che merita di essere raccontato: quando le due squadre entrano in campo, dalle gradinate vengono lanciati fumogeni e razzi. L’arbitro Keizer rimanda le squadre negli spogliatoi dove li fa restare ancora cinque minuti. Nuovo ingresso delle squadre in campo e nuovo lancio di oggetti: questa volta non sono razzi, ma uova a centinaia che, rompendosi, trasformano il terreno in una specie di poltiglia scivolosa sulla quale reggersi in piedi è assolutamente impossibile. A questo punto, l’Ajax Amsterdam fa entrare in azione i suoi… pulitori che lavorano come disperati per oltre mezz’ora: e a questo punto la partita comincia. La gara, poco spettacolare visto la posta in palio, veniva risolta da Sören Lerby che, al 36’, approfittando di un liscio di Spelbos metteva la palla in rete. Campionato virtualmente chiuso con il PSV Eindhoven che aveva sette punti di vantaggio e due gare da recuperare.
Se il campionato ormai non aveva più nulla da regalare visto lo strapotere degli uomini di Guus Hiddink, la ripresa delle coppe europee catapultava in campo sia il PSV Eindhoven che l’Ajax Amsterdam. Per la verità i biancorossi di Amsterdam dovevano rinviare di una settimana la sfida con il Young Boys Bern dato che il maltempo impediva lo svolgimento della gara a Berna. Il PSV Eindhoven strappava un pareggio a Bordeaux per 1–1 (Touré al 9’ e Kieft al 41’) e con uno 0–0 in Olanda approdava alle semifinali. L’Ajax Amsterdam si imponeva in entrambi i confronti (0–1 in Svizzera con gol di Johnny Bosman, al 44’ e 1–0 ad Amsterdam con rete di Larsson al 39’) contro il Young Boys Bern mettendo a segno la sesta vittoria consecutiva in Coppa delle Coppe e per di più mantenendo inviolata la propria porta. Tra le due sfide europee accadevano due fatti abbastanza interessanti: il PSV Eindhoven perdeva la prima gara dopo 25 risultati utili consecutivi e lo faceva contro il Feyenoord Rotterdam. Mario Been (3’) e Hoekstra (51’) rendevano inutile il gol di Ronald Koeman a quattro minuti dalla fine; in casa Ajax Amsterdam, invece c’era il cambio dell’allenatore con il tedesco Kurt Linder che esordiva con una vittoria per 2–0 a Hortogenbosch, firmata Rob Witschge, sul campo del FC Den Bosch. In attesa della sfida con il Real Madrid, nelle semifinali di Coppa dei Campioni, rifilando sei reti al povero PEC Zwolle (Kieft al 28’ e 32’, Visual al 38’, Vanenburg al 42’, Gerets al 85’ e Van Bueren al 90’), il PSV Eindhoven stabiliva il nuovo record per la società in fatto di gol realizzati: ben 104 con ancora sei gare da giocare ed avendo, quindi, la possibilità di battere il record di 122 che apparteneva all’Ajax Amsterdam della stagione 1966-67. Ronald Koeman, capocannoniere in Olanda trascinava i suoi ad un pareggio per 1–1 al Santiago Bernabeu (Sanchez al 9’ su rigore per le merengues e Linskens al 19’) che poteva valere la finale. Uomo simbolo del PSV Eindhoven, possente libero con licenza di segnare, era semplicemente il personaggio più richiesto sul mercato internazionale. Si annunciava una gigantesca gara al rialzo (Barcellona in primis), con il club della Philips pronto ad approfittarne, forte del contratto appena firmato fino al 1992. Ma ecco l’imprevisto, sotto forma di una intervista così goffamente autolesionistica da essere scambiata, sulle prime, per un pesce d’aprile. Il biondo nazionale olandese raccontava al mensile “Sport International” che lui e i suoi compagni del PSV Eindhoven si erano messi d’accordo per giocare con la massima durezza possibile su Jean Amadou Tigana nella partita di Coppa dei Campioni contro il Girondins de Bordeaux. La dichiarazione trovava puntuale conferma nei fatti. Tigana era stato azzoppato da un’entrata brutale di Hans Gillhaus a Bordeaux e, nella gara di ritorno, aveva subito un tentativo analogo (fallito) da parte dello stesso Koeman. La tesi di Kees Ploegsma, manager della società, era che le frasi incriminate erano state estrapolate da un contesto molto più ricco: una chiacchierata di un paio d’ore, in cui Ronald Koeman cercava di evidenziare la differenza tra l’approccio alle gare di campionato, ormai vinto, e quelle della Coppa dei Campioni.
Nel ritorno di coppa ancora uno 0–0 in Olanda e così il PSV Eindhoven raggiungeva per la prima volta la finale. A Stoccarda il 25 maggio avrebbe avuto di fronte i portoghesi del Benefica. Anche l’Ajax Amsterdam non era da meno e, dopo aver messo a segno la settima vittoria consecutiva senza subire reti (a Marsiglia con l’Olympique Marseille vince 3–0 con doppietta di Rob Witschge e gol di Dennis Bergkamp), si faceva sorprendere in casa per 2–1 dai francesi (apriva Larsson al 22’, poi rispondevano Jean Pierre Papin al 66’ e al 90’ Klaus Allofs). A Strasburgo sarebbe stato un “derby” visto che gli avversari erano i belgi del Malines KV guidati dall’ex allenatore dell’Ajax Amsterdam Aad de Mos. Il campionato terminava con il PSV Eindhoven che faceva tris, nove punti di vantaggio sulla seconda, Wim Kieft capocannoniere con 29 gol e due finali ancora da giocare. Dopo i tempi supplementari arrivava anche la settima Coppa d’Olanda, 3–2 al Roda JC Kerkrade, ma la vera finale era quella di Stoccarda.
L’11 maggio l’Ajax Amsterdam era impegnata a difendere la Coppa delle Coppe conquistata l’anno precedente. Sulla panchina del Malines KV sedeva Aad de Mos, tecnico quarantunenne, che aveva trascorso cinque anni all’Ajax Amsterdam allevando l’ultima covata di talenti con apprezzabilissimi risultati, ma che era stato cacciato in modo inglorioso per fare spazio a Johan Cruijff. Aad de Mos conosceva alla perfezione i suoi ex allievi ed aveva adottato ciniche contromisure, paralizzando a lungo la fantasia e lo slancio dell’Ajax Amsterdam. Soltanto nell’ultima mezz’ora il suo Malines KV, soffocato dalla paura di vincere, era andato in bambola rischiando di buttar via tutto, facendosi prendere alla gola dai rivali in inferiorità numerica.
Infatti, dopo sedici minuti di gioco, il terzino Emmers aveva forato in velocità la zona dell’Ajax Amsterdam volando verso la porta di Stanley Menzo quando Danny Blind, rinvenendo in affanno alle sue spalle, lo aveva abbattuto prima che entrasse in area. Il tedesco Dieter Pauly, direttore di gara, forse anche commosso dai contorcimenti di Emmers che pareva moribondo, espelleva Danny Blind costringendo l’Ajax Amsterdam ad una gara in salita. Decideva un gol di Den Boer dopo otto minuti della ripresa. A questo punto Barry Hulshoff (barbuto stopper dell’Ajax Amsterdam anni ’70) mandava in campo il diciannovenne Dennis Bergkamp e Meyer costringendo il Malines KV ad un catenaccio che, seppur tra mille affanni, regalava uno storico successo ai giallorossi.
A Stoccarda, due settimane più tardi, andava in scena l’attesissima finale di Coppa dei Campioni tra il PSV Eindhoven e il Benfica, arbitrata dall’italiano Luigi Agnolin. La partita si rivelava una noia mortale, dove la paura di perdere faceva aumentare la cautela rendendo sterile il gioco. L’importante, quindi, diventava non incassare gol, più che segnarli, facendo decidere il tutto alla lotteria dei rigori. Giunto ai novanta minuti conclusivi a spese del Real Madrid senza per altro averlo battuto, ma unicamente in virtù del valore doppio assegnato ai gol realizzati in trasferta, il PSV Eindhoven aveva faticato oltre il lecito per superare un Benfica che sperava tanto, al Neckarstadion, di riaprire il discorso con la Coppa dei Campioni che aveva chiuso nel 1962 col fantasmagorico 5–3 al Real Madrid. Alla luce di quanto PSV Eindhoven e Benfica avevano messo in mostra a Stoccarda, se il Real Madrid si mangiava i gomiti era il minimo, in quanto la partita con i portoghesi non avrebbe evidenziato problemi di sorta. Così, invece, anche la finale della coppa più prestigiosa dipanava 120 minuti di gioco in buona parte noiosi. Per una volta ancora Silvinho, portiere rivelazione del Benfica di quest’anno, aveva indossato la tenuta tutta verde che, sino ad ora, gli aveva portato tanta fortuna, e anche se lui di colpe specifiche non ne aveva assolutamente, restava il fatto che i portoghesi si erano dovuti inchinare di fronte agli antagonisti a causa del rigore che Veloso si era fatto parare da Hans van Breukelen e che aveva dato al PSV Eindhoven la sua prima Coppa dei Campioni. Dopo il Campionato d’Olanda e la Coppa dei campioni, il PSV Eindhoven conquistava, a spese del Roda JC Kerkrade, la quinta Coppa d’Olanda. Ci volevano i tempi supplementari per avere ragione del Roda JC Kerkrade. Il risultato finale di 3–2 regalava il double agli uomini della Philips, suggellando una stagione perfetta. La tripletta del PSV Eindhoven, tra Campionato d’Olanda, Coppa d’Olanda e Coppa dei Campioni, dimostrava che il tecnico Guus Hiddink aveva creato una macchina da calcio perfetta.
Ma la stagione non si fermava qui. In Germania era di scena il Campionato Europeo per Nazioni e l’Olanda, dopo aver saltato Francia ’84 a causa del vergognoso complotto maturato in Spagna – Malta, era tra le favorite. Gli uomini di Rinus Michels dimostravano il miglior gioco di tutto il torneo e, trascinati dal trio milanista Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard, approdavano in semifinale contro i padroni di casa della Germania Ovest in un remake della finale mondiale del 1974. Era un gol di Marco van Basten all’89’ minuto a portare gli Oranje alla finale di Monaco di Baviera contro l’U.R.S.S. In finale gli olandesi dominavano la banda di Valeri Lobanovsky grazie alle due reti di siglate da Ruud Gullit e Marco van Basten. Durante la gara Hans van Breukelen, dopo aver parato il rigore nella finale di Coppa dei Campioni, riusciva a neutralizzare il rigore di Igor Belanov che avrebbe potuto riaprire la partita. L’Olanda si sedeva per la prima volta sul tetto d’Europa, impresa mai riuscita neanche a Johan Cruijff e compagni.

Per Marco van Basten era una stagione trionfale dopo il lungo infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi per sette mesi: per il “cigno di Utrecht” arrivavano in serie il Campionato Italiano con il Milan, il Campionato Europeo per Nazioni con l’Olanda, il titolo di capocannoniere dell’Europeo e il pallone d’oro quale miglior calciatore europeo del 1988.

Pos
Classifica
P
G
V
N
P
GF
GS
1
PSV Eindhoven
59
34
27
5
2
117
28
2
Ajax Amsterdam
50
34
23
4
7
78
40
3
FC Twente Enschede
41
34
16
9
9
63
40
4
Willem II Tilburg
38
34
14
10
10
60
46
5
VVV Venlo
38
34
13
12
9
43
35
6
Feyenoord Rotterdam
36
34
14
8
12
63
57
7
FC Den Bosch
36
34
15
6
13
46
46
8
Fortuna Sittard SC
35
34
11
13
10
51
48
9
Haarlem
34
34
14
6
14
42
46
10
FC Utrecht
33
34
11
11
12
41
55
11
FC Groningen
32
34
13
6
15
54
52
12
Sparta Rotterdam
32
34
12
8
14
44
50
13
PEC Zwolle
29
34
10
9
15
40
64
14
FC Volendam
29
34
10
9
15
40
66
15
Roda JC Kerkrade
28
34
10
8
16
46
54
16
AZ’67 Alkmaar
28
34
9
10
15
44
64
17
FC Den Haag
22
34
7
8
19
50
72
18
DS’79 Dordrecht
12
34
2
8
24
41
100








CONVERSATION

3 Commenti a quello che hai letto:

  1. "a causa del vergognoso complotto maturato in Spagna – Malta"

    Cioè? Hanno saltato anche per presunti complotti anche i mondiali dell' 82 e dell' 86? XD
    Comunque quell' Olanda avrebbe potuto fare bene anche ad Italia 90 invece d' impappinarsi nella fase a gironi. Ma come mai, con tutto il rispetto, non c' era Michels? Nel 92, un pò la fine di una generazione con i rigori con la Danimarca in semifinale.
    Comunque pazzesco poker dei giocatori olandesi! Da come ho capito solo loro e Pelè nel 62 ci sono riusciti a vincere tutto con il club e con la nazionale.

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  2. Ovviamente non tutti è! XD

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  3. Ciao,
    sto realizzando un articolo sulle squadre europee aggiudicatesui una tripletta.
    Ebbene, non è che potresti gentilmete fornirmi brevi statistiche sulla partita che ha deciso il Campionato in oggetto? Cioè in pratica sulla partita che in cui il PSV si è aggiudicato matematicamente il Campionto?
    N° della giornta, risultato, marcatori?
    PS
    Se lo hai già specificato nell' articolo mi scuserai ma non l' ho letto è molto tardi ora.
    Grazie

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